Pensiero numero 11

di ilsoffiodihis

di Maurizio Deiana

Chissà com’è che la sera ti era rimasta dentro gli occhi, e la cena sparuta, e le tue dita sui miei tatuaggi, e noi così geometrici, così sobri. Poi chissà come hai fatto a essere tanto distratta, volevi chiedermi cosa ne pensassi di Campana, e invece mi hai chiesto di masturbarmi, perché mi guardassi, con la bocca aperta. E io Campana non l’ho mai capito, e gli incensi non ti rendono più libera di quello che sei, e lo sei molto meno di quello che pensi; poi altre cose, molte altre cose ancora. Io volevo fotterti già dai titoli di testa, e parlare poi sino a quando il sole non ti avesse tolto dagli occhi la paura di dormire, dormirmi addosso.
E invece abbiamo fatto gli equilibristi su significati in quel momento troppo lontani, con significanti grossolani; il sottile perso tra i palmi e l’addome: Gli occhi chiusi inseguivano profondità e stelle, di una notte impossibile. Io sono via, lontanissimo.

L’immagine: opera di Eduardo Anievas Cortines

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